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La Musica in Corpo

A cura di Angela Panizzi (musicista - esperta CEMB)

l bambino impara a conoscere il mondo, a dargli un ordine ed un significato, attraverso gli organi di senso. Già alla ottava settimana di gestazione comincia a formarsi l'apparato uditivo, il bambino prima ancora di nascere, dunque sente; tutto l'universo sonoro agirà sulla sua affettività e sulla sua razionalità.

L'esperienza acustica del bambino è purtroppo soggetta ad una subdola insidia: il silenzio è diventato una situazione eccezionale ed il suono sottofondo incessante, tradotto in parole semplici si tratta di inquinamento acustico, un problema prima di tutto culturale, di consapevolezze. Quando i bambini arrivano a scuola la disabitudine ad ascoltare ha già fatto passi da gigante, ma non è mai tardi per cominciare ad educarli.

Una persona capace di prestare attenzione al suono, capace di rispettarlo, di apprezzarlo con la percezione e con l'intelletto, può accedere con facilità a quel sistema di simboli e sentimenti che è la Musica. Un orecchio educato potrà trovare dentro di sé il suono desiderato comandando la voce o le proprie mani, imparare una semplice melodia con il flauto dolce mette in azione il senso motorio e gratifica immensamente l'aspetto affettivo-relazionale del bambino. Il percorso dell'educazione al suono e alla musica è graduale e si integra con le altre aree di apprendimento, sempre.

"Mi trovo a sognare un'educazione musicale nella quale il corpo sia esso stesso l'intermediario fra i suoni e il nostro pensiero e diventi lo strumento diretto dei nostri sentimenti".

(E. Jacques Dalcroze, Les ètudes musicales et l'education de l'oreille, in :Le Rytme, la Musique et l'Education, Losanna-Parigi 1920)

Educazione o ri-educazione al suono?

L'animazione musicale è un modo di proporre le attività musicali che esula dagli insegnamenti schematici e nozionistici tradizionali, l'esperienza musicale dell'animatore si trasforma in esperienza pedagogica sfruttando la potenzialità creativa e coinvolgente di questa modalità che rappresenta sicuramente il primo strumento per superare l'eterogeneità del gruppo. Nella figura dell'insegnante ed animatore musicale le caratteristiche umane e quelle professionali si perdono l'una nell'altra, l'animatore infatti deve saper entrare con facilità in empatia con la persona o le persone con cui lavora, coinvolgerle, trasmettere entusiasmo e sempre con un atteggiamento etico positivo, deve essere l'elemento aggregante e catalizzatore del gruppo, capace di riconoscere ed eventualmente guidare le dinamiche sotterranee, lasciandosi coinvolgere, ma in modo controllato, deve saper convogliare il potenziale creativo e la forza di socializzazione, ma deve anche avere competenze specifiche: possedere una buona capacità di intonazione, saper suonare almeno uno strumento musicale, avere senso del ritmo ed espressività corporea, saper trasmettere cultura ma essere anche capace di crearla ed elaborarla con gli altri.

La musica può essere utilizzata a livello produttivo, (musica d'assieme con percussioni, voce e strumenti musicali),come ascolto interiore , (emozionale, cognitivo,fantastico, esperenziale) come ascolto integrale con la partecipazione del corpo. Proprio in quest'ultima modalità si mettono in atto le attività motorie legate alla musica.

Proporre un brano musicale, meglio se dal vivo, come suggeriva J. Alvin, consente di sfruttare l'istinto ritmo-motorio di "battere il tempo" con il piede, con le mani, successivamente il sonorizzare il ritmo con movimenti coordinati e alternati, stimolando la coordinazione motoria, trasforma i gesti in danza ritmica: è il ritmo che entra nel corpo e si traduce in movimento. Dalcroze, il padre della cosiddetta "ritmica", sosteneva che ogni ritmo è movimento; ogni movimento si svolge in un tempo e in uno spazio; l'esperienza corporea forma la coscienza di sé; ogni perfezionamento delle capacità fisiche e motorie porta ad una maggior chiarezza dell'intelligenza.

Occorrono spazi adeguati dove i bambini possano sperimentare la "fisicità del ritmo", invece molto spesso si assiste a lezioni che si svolgono in ambienti angusti o nelle aule, in mezzo ai banchi che impediscono di prodursi in quei movimenti estensivi e di profonda e libera espressione, suggeriti dalla Musica.

La proposta dell'animatore è sempre quella di facilitare, stimolare il bambino a scoprire le diverse possibilità di espressione in modo naturale e ludico utilizzando i diversi elementi (suono, movimento, ritmo) in rapporto con se stessi e gli altri, inoltre, l'aspetto gratificante dell'animazione offre una nuova dimensione della motivazione che è legata al bisogno, ma anche e soprattutto al piacere, al benessere.

E' fondamentale che l'esperto compia su di sé percorsi di consapevolezza delle esperienze didattiche o di animazione che intende sperimentare, per evitare che i nuovi contenuti appaiano non sufficientemente interiorizzati.

L'attività dell'animatore musicale permette di lavorare su tanti cardini operativi, l' importante è riconoscere il proprio campo d'azione e la propria competenza, per esempio proporre unicamente l'attività motoria, fatta di gioco, di suoni, di libero movimento e di ritmo, oppure, una volta individuate eventuali strategie sotterranee della persona con cui si lavora o disagi psicologici importanti, evitare di sostituirsi al terapeuta, cercando piuttosto la via della collaborazione, dove è possibile. Tra le caratteristiche dell'animatore ciò che conta è senz'altro il tempismo e la capacità di adeguarsi alle situazioni, il saper cogliere al volo cosa offrire nel momento critico. Studiando ed approfondendo i testi fondamentali di E.J. Dalcroze, di C. Orff , di E. Willelms o di G. Bianchi, per citarne solo alcuni, risulterebbe che non esiste un'unica e vera metodologia vincente, sono tutte valide ed efficaci, purché filtrate dalla mente e dal cuore di chi opera in questo settore, per educare l' infanzia alla musica e attraverso la musica.

Angela Panizzi

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