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omino

C'Ŕ un omino sul muro fuori dalla finestra

C'Ŕ un omino, poco pi¨ che un'ombra, come fosse un colore pi¨ scuro sulla parete.
C'Ŕ un omino che non si vede di giorno, non si vede con il sole.
C'Ŕ un omino che si vede quando c'Ŕ la luna.
C'Ŕ un omino colorato che quasi non si vede, e se lo guardi fisso sparisce e se gli guardi appena vicino ricompare.
C'Ŕ un omino che ti sembra si muova, che faccia qualcosa con le mani, che muova veloce le dita nell'aria.
E non sai chi Ŕ.
E poi va via e non sai se tornerÓ.

Un bambino vedeva áquesto omino alla sera ádalla finestra della sua casa; alcune sere l'omino restava fermo attaccato al muro della casa di fronte come fosse un disegno e solo si muoveva appena se il vento lo faceva oscillare.
Lo vedeva con la pioggia e con la neve e lo vedeva appeso lÓ fuori nelle notti chiare di luna ed ogni tanto muoveva veloce le dita come se disegnasse nell'aria, e girava la testa di qua e di lÓ come se stesse cercando qualcosa, poi, all'improvviso, spariva come soffiato via dal vento.
Un giorno il bimbo aprý la finestra per vedere meglio quel che faceva l'omino, l'omino se ne accorse e rimase fermo fermo, guardando il bimbo, che quasi si spavent˛ per averlo disturbato.
Non parlarono.
Il bimbo ora vide meglio l'omino: era sottile sottile, con un volto come un disegno ed i capelli come strisce di carta colorata ed aveva un vestito che gli sembrava fatto di cenere e ad ogni colpo di vento si increspava di colori.
E poi svaný.
Altre volte il bimbo e l'omino rimasero a fissarsi dalla finestra, finchŔ il bimbo pens˛ che ora erano un po' amici e forse potevano giocare insieme, cosý decise di chiedere il suo nome.
"Come ti chiami?" chiese, un po' timidamente.
L'omino non rispose.
Dopo un po' di tempo il bimbo pens˛: "Non ha voglia di giocare" e stava per richiudere la finestra quando udý una voce, quasi il rumore delle foglie nel vento, che diceva: "Ho tanti nomi, ho tanti nomi. Dinne uno" .
"Quale?" disse il bimbo.
Ma l'omino ripeteva "Ho tanti nomi, ho tanti nomi. Dinne uno".
"Allora ti chiami?.ti chiami?.Beniamino!"
L'omino oscill˛ vicino allo spigolo del muro della casa di fronte e sorridendo ripetŔ "Beniamino?Beniamino".
"E cosa fai, Beniamino?" chiese il bimbo.
L'omino smise di oscillare "Aspetto".
"E cosa aspetti?".
"Aspetto il silenzio" disse, poi riprese ad oscillare e poco dopo svaný.
Il bimbo chiuse la finestra. Era molto contento per la sua nuova amicizia e si addorment˛ pensando al silenzio ed a Beniamino.

omino

Passarono i giorni e di tanto in tanto Beniamino compariva sul muro davanti alla finestra e il bambino lo vedeva a volte in mezzo alla pioggia fitta, a volte circondato da foglie secche e pezzetti di carta che vorticavano nel vento forte, sempre intento ad oscillare e ad afferrare qualcosa con le mani, che per˛ il bambino mai riuscý a vedere bene. A volte sembrava una forma indistinta, come un velo appena trasparente, a volte come un mulinello di vento e neve.
E scambiarono parole, poche in veritÓ, ma il bambino sentiva che quelle poche parole bastavano. áDivennero amici.
Una sera, all'imbrunire, l'omino era lÓ, appeso alla grondaia, appena sotto il tetto della casa di fronte ed oscillava piano piano, come se stesse dormendo.
Il bambino aprý la finestra, lo chiam˛ e l'omino lo guard˛ un attimo, poi indic˛ un punto lontano, verso l'orizzonte libero. Il bimbo guard˛ verso quel punto indicato dal braccino sottile sottile dell'omino.
Non vide nulla di strano, c'era solo un bel colore, una specie di rosa un po' azzurro e la sagoma delle colline, tutto il resto era giÓ nell'ombra della sera.
Poi l'omino sembr˛ raddrizzarsi, allungarsi nell'aria, socchiudere gli occhi?.E all'improvviso lo sentý, sentý quello che l'omino aveva sentito prima di lui.
Sentý arrivare lento lento, con un passo leggero ma sicuro qualcosa che si muoveva nell'aria e si allungava ovunque, come una nevicata, un colpo di vento leggero leggero che ti arriva addosso e non sai da dove.
Sentý il silenzio.
L'omino allung˛ le braccia, aprý le dita, cosý sottili che al bimbo sembravano fili fatti di niente, si sporse nell'aria e poi pian piano le richiuse.
Il bimbo rimase a guardare. Sembr˛ che tutto si fermasse.
Il silenzio era ovunque, in ogni angolo, tra ogni foglia, posato sul mondo, come una musica senza note.
Poi tutto torn˛ come prima, suoni e rumori tornarono e tutto il mondo sembr˛ ripartire dopo essersi riposato.
L'omino si volt˛ verso il bimbo "Questo silenzio Ŕ per te." Disse porgendogli le mani racchiuse "Non perderlo".
Il bimbo allarg˛ le sue dita e guard˛ quella forma di vento che passava dalle mani dell'omino nelle sue.
Poi guard˛ l'omino ma non lo vide pi¨. Attorno a lui c'era solo quel colore un po' rosa e un po' azzurro, steso sulle colline.

"E' andato via" pens˛ il bambino mentre chiudeva la finestra e andava a letto "E non sono riuscito neanche a salutarlo".
Poi riguard˛ le sue mani, tra le dita teneva il dono dell'omino ed and˛ sotto la coperta, al buio. Ora lo vedeva meglio, una specie di nebbia di tanti colori tenui. Quasi voleva aprire le dita, ma esitava; in fondo quasi aveva un po' paura di quella cosa nuova e strana.
Decise che l'avrebbe messa sotto il cuscino, dentro una scatola di legno a forma di elefante in cui custodiva altre cose cui teneva molto.

omino

C'Ŕ un omino, poco pi¨ che un'ombra, come fosse un colore pi¨ scuro sulla parete.
C'Ŕ un omino che non si vede di giorno, non si vede con il sole.
C'Ŕ un omino che si vede quando c'Ŕ la luna.
C'Ŕ un omino colorato che quasi non si vede, e se lo guardi fisso sparisce e se gli guardi appena vicino ricompare.
C'Ŕ un omino che ti sembra si muova, che faccia qualcosa con le mani, che muova veloce le dita nell'aria.
E non sai chi Ŕ.
E poi va via e non sai se tornerÓ.

Molte volte aprý la scatola per sentire di nuovo il silenzio che Beniamino gli aveva regalato, ed ogni volta si chiedeva dove fosse andato l'omino, che ormai non vedeva da tempo.
Prov˛ anche ad andare in cima alla collina dietro casa per vedere bene tutt'attorno ma non trov˛ pi¨ Beniamino.
Ogni volta sperava di vederlo ma restava deluso, Beniamino se n'era davvero andato.
Allora apriva la scatola a forma di elefante che portava sempre con sÚ ed ascoltava il silenzio spandersi sulla collina. Ed ogni volta provava una specie di paura che non era vera paura, qualcosa áche lo faceva sentire come una nuvola in mezzo al cielo, e gli sembrava di andare sempre pi¨ in alto, fino a che richiudeva la scatola e tutti i rumori tornavano.
Finalmente una sera l'omino torn˛ sul muro della casa di fronte ed il bambino subito aprý la finestra e lo chiam˛ "Beniamino, sei tornato!".
L'omino sembrava molto impegnato e oscillava e muoveva veloce le dita nell'aria, come sempre.
"Pensavo che fossi andato via" disse il bambino.
L'omino sembrava molto indaffarato e parl˛ con la sua vocina sottile "Sono venuto a salutarti" disse mentre oscillava e oscillava.
"Ho sempre il tuo regalo" puntualizz˛ subito il bambino.
"Tienilo sempre" disse Beniamino "Non perderlo, altrimenti non lo ritroverai pi¨. Mai pi¨"
Il bimbo riguard˛ la scatola a forma di elefante nelle sue mani.
"Ora devo andare via" disse l'omino "Ho tante cose da fare. Tante cose".
"Quando torni?" chiese il bambino.
"ChissÓ?" disse l'omino mentre si spostava lungo la grondaia e si allontanava "ChissÓ?" ripetŔ "Ho tante cose da fare".
"Dove vai, Beniamino?"
L'omino era giÓ sul tetto di un'altra casa, sempre pi¨ lontano, ma il bimbo sentiva ancora la sua vocina sottile "Non dimenticare. Non dimenticare Beniamino".
Lo vide oscillare nell'ombra lontano, come fosse un disegno tenue, con i suoi capelli come fili di tanti colori. Il bambino rimase a guardare finchŔ non fu pi¨ sicuro di vederlo, troppo piccolo e lontano mentre la notte era ormai scesa.
Allora lo salut˛ "Ciao, Beniamino".

terra

C'Ŕ un omino, poco pi¨ che un'ombra, come fosse un colore pi¨ scuro sulla parete.
C'Ŕ un omino che non si vede di giorno, non si vede con il sole.
C'Ŕ un omino che si vede quando c'Ŕ la luna.
C'Ŕ un omino colorato che quasi non si vede, e se lo guardi fisso sparisce e se gli guardi appena vicino ricompare.
C'Ŕ un omino che ti sembra si muova, che faccia qualcosa con le mani, che muova veloce le dita nell'aria.
E non sai chi Ŕ.
E poi va via e non sai se tornerÓ.

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a cura di Angela Panizzi esperta in didattica ed animazione musicale C.E.M.B. (Centro Educazione Musicale di Base)
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