liMusicantilogo

Home-> Biblioteca->Articoli>Articoli vari>Articolo

Mappa

immagine

Se volete scrivere a Emilio per commenti o altro scrivete a questo indirizzo

Leone Tolosa e il "Martel d'amore":

un balletto della duchessa riscoperto


Nel numero XVII (2005) della rivista di musicologia Ricercare, organo della FIMA - Fondazione Italiana per la Musica Antica di Roma (per i vecchi flautisti la Società Italiana Flauto Dolce di venerata memoria) troviamo un interessantissimo contributo alla conoscenza della danza antica. Kathryn Bosi, l'autrice del saggio (in inglese), è riuscita a collegare un manoscritto contenente la coreografia del balletto "Martel d'Amore" di Lione Tolosa hebreo con il testo delle musiche accompagnatorie, opera dell'autore de Il Pastor Fido, Giovanni Battista Guarini.
Il balletto fu eseguito alla corte estense di Ferrara nel 1582, in occasione del Carnevale, da otto ballerine (di cui quattro vestite da pastori e quattro da ninfe) che erano poi la giovane moglie del duca Alfonso II, Margherita Gonzaga, e altre gentildonne di casa d'Este o dame di corte. Sono proprio le musiche, purtroppo, che ancora non sono state trovate, anzi, non se ne conosce neppure l'autore (Luzzasco Luzzaschi o Ippolito Fiorino, musicisti attivi a corte in quell'anno) e, pertanto, una sua esecuzione moderna è attualmente impossibile. Nell'articolo dopo un'introduzione si parla delle fonti, dell'esecuzione del balletto, della sua coreografia, del testo del Guarini, della musica, del contesto e del coreografo. Visto l'alto interesse dell'argomento, abbiamo eseguito una traduzione "brutale" e a puro scopo pratico di parte del saggio della Bosi; ne proponiamo di seguito una piccola parte, sperando che possa spingere altri appassionati a consultare il testo integrale e condividere con noi la conoscenza di questa importante scoperta.

Martel d'amore: la coreografia

Un'accurata analisi e valutazione della coreografia del Martel d'Amore attende il giudizio competente degli storici della danza, ma il più singolare elemento della coreografia di Leone è, naturalmente, la sua lunghezza. La descrizione scritta è, per esempio, tre volte più lunga di quella del Ballo della Torcia (Austria felice) per sei donne di Negri, ma poiché comprende moltissime sezioni brevi che, come s'è detto, devono essere ripetute, non è sorprendente che le descrizioni contemporanee stimino in tre quarti d'ora la durata della sua esecuzione. E' interessante vedere che, contrariamente alle congetture di alcuni studiosi sui balletti della duchessa, la coreografia, pur prolissa ed elaborata, è composta da passi standard del contemporaneo repertorio di danza, come riverenze, seguiti ordinarie, seguiti spezzati, seguiti finti, seguiti spezzati finti, seguiti scorsi, riprese, riprese cambiate, continenze, balzetti, trabucchetti. Infatti, Pamela Jones, in un articolo sulla danza della torcia di Cesare Negri, osservava che "le danze per il teatro e di società della fine del 16° secolo contengono gli stessi tipi di passi e di combinazioni di passi. Non c'è nessuna serie di passi che tendenzialmente si trovino in una e non in un'altra". Ella nota anzi due caratteristiche - accanto ad elementi più ovvi quali l'uso di costumi, l'interpolazione di canto e recitazione, ed effetti visivi speciali come portare torce - che aiutano a distinguere una danza per il teatro da una danza di società. La prima è una lunga entrata coreografata, o entrata, come la chiama Negri, che dà il via alla danza come esecuzione teatrale fin dal primo movimento; la seconda è una enfatizzazione del progetto coreografico che frequentemente fa aprire o chiudere frontalmente al pubblico, mentre le danze di società sono destinate ad una sala da ballo, per cui non c'è bisogno di un punto di vista privilegiato in un'unica direzione. Il Martel d'amore di Leone ha una entrata coreografata, in cui

Si piglieranno quattro cavalieri e quattro dame per la mano ordinava in questo modo duoi copie del paro, e duoi altre dietro stando alquanto larghe una dall'altra et passegerano tre o quattro tempi poi muteranno mano passegiando verso dove si partiro, e comminciando il ballo farano in questo modo.

Ed ha anche un finale in cui le danzatrici formano una tipica figura geometrica con una visione frontale:

poi riducendosi tutti insieme in mezzo circolo faranno riverenza e finiranno il ballo.

Martel d'amore quindi adempie alla maggior parte dei requisiti di Jones per una danza per il teatro: incorpora canti; fa uso di costumi; ha una entrata coreografata; e finisce con le danzatrici rivolte in una sola direzione, a semicerchio, per la riverenza finale. Allo stesso tempo, la coreografia è chiarissimamente destinata per lo spazio offerto dalla "sala delle feste" - cioè una sala da ballo - piuttosto che per uno spazio teatrale con un singolo dominante punto di vista:

Poi si volteranno il volto tutte quattro le copie per il traverso della stanza, e entreranno in mezo la copia da man destra di dietro e la copia dinanzi da man sinistra e le altre di fuora e ogni copia anderà con quella che gli era dinanzi facendo otto seguiti ordinarij, andando ogni duoi copie dietro alla man destra andando duoi un capo della stanza e due dall'altra e poi scorrendo quattro seguiti torneranno a mutar il capo della stanza, e restando all'incontro due di qua e due di là faranno insieme riverenza.

Similmente, i modelli di passaggi che noi troviamo, come trecciate e circoli, che comprendono punti di vista interni ed esterni, sono destinati ad una sala da ballo in cui gli spettatori possono vedere da ogni parte:

... si stringeranno tutti otto et si piglieranno per tutti le mani di modo che saranno in circolo e faranno tutti insieme riverenza. Stando così in circolo andando in volta faranno tre volte duoi balzetti, et un trabuchetto con il piede sinistro, e in fine dell'ultimo trabuchetto una ripresa duoi seguiti spezzati con il piede destro dal lato destro e tornando in circolo si piglieranno anco per le mani, e torneranno a fare tutto questo capitolo principiando con il resto e poi seguitar l'ordine ma con li ultimi seguiti si partiranno in croce volto ogn'uno verso alla sua.

Volendo ragionare in questi termini, Martel d'amore sembrerebbe così avere elementi sia della danza di società sia di quella per il teatro.

La fonte manoscritta di Martel d'amore offre una coreografia dettagliatissima in cui lo sviluppo della danza è sottolineato con cura, lasciando poco di casuale: non ci sono istruzioni saltuarie di avanzare con quattro o cinque tempi di gagliarda o di canario, che lasciano ai danzatori qualche libertà interpretativa, come troviamo nel Ballo per il matrimonio Medici del 1589, quasi contemporaneo. La coreografia mostra anche la chiara enfasi per la simmetria che gli studiosi di danza hanno considerato il segno distintivo dello stile di danza italiano come si era evoluto nel periodo 1550-1630. Julia Sutton osserva che:

[...] uno dei principi formali del tutto basilari da chiarire accuratamente (nel secondo manuale di Caroso, Nobiltà di dame (1600)) è quello della simmetria [...]. La simmetria come è applicata alla danza da Caroso essenzialmente ha a che fare con i lati destro e sinistro del corpo di ogni danzatore, e anche con le traiettorie geometriche seguite da due o più persone che danzano insieme. Ogni passo del danzatore dev'essere simmetrico nel tempo e nello spazio, solitamente cominciando uno schema di passi con il piede sinistro e ripetendo tale inizio con il destro, o descrivendo una figura geometrica "a sinistra" e poi "a destra" [...].

Qui troviamo:

Stando in questo modo faranno all'incontro duoi seguiti spezzati finti indietro principiando con il sinistro, e duoi balzetti, et una continenza tutti con il sinistro e poi torneranno a far tutto questo principiando col destro

O:

Stando in questo modo si allargaranno andando duoi copie da un lato della stanza e duoi dall'altro facendo co'l piè che li guiderà a allargarsi duoi balzetti co' un piede e tre spezzati fianchegiati, principiando co'l piè che fa i balzetti voltandosi tutto co'l ultimo di modo che saranno tutti volti con le spalle, e questo si farà quattro volte, una volta per il longo e una per il traverso della stanza e una volta con le spalle volte et una in presenza seguitando quest'ordine queste quattro volte.

La coreografia di Leone è piena di simmetrie di questo tipo.

E' interessante vedere che, mentre la partecipazione di dame di corte vestite da uomo era generalmente applaudita come una novità, e pertanto caratteristica propria del ?balletto delle donne', la coreografia di Martel d'amore comprende elementi "maschili" non tradizionali: queste donne che "fingevano esser huomini" non eseguivano passi che normalmente avessero le caratteristiche del repertorio dei ballerini maschi, come capriole, salti o altri passi saltati; tali passi per delle donne, infatti, non sarebbero stati compatibili con il decoro cortese.

Torna a Articoli Vari

giornale

Articoli vari

Una serie di articoli su musica ed altro

Valid XHTML 1.0 Strict CSS Valido! logo Associazione Musicale "Li Musicanti" - C.F. 92088910093