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Melodie liturgiche nei chiostri benedettini?

In "Pietre che cantano" M. Schneider raccoglie le sue osservazioni dopo aver analizzato tre chiostri romanici catalani. Egli dimostra che la successione delle colonne ed i rilievi dei capitelli seguono un ordine "euritmico", in senso musicale.

Potrebbe suonare strana l'idea di un collegamento tra materia e suono ma così non era già presso antichi cinesi che parlavano di "luce degli orecchi" o nella mistica medievale europea.

C'è una stretta relazione tra la cosmogonia induista che considera la creazione dell'universo come espansione della parola ed in ambito cristiano, dal Vangelo di Giovanni: "In principio era il Verbo".

La concezione del suono generatore primordiale ha condotto al concetto dell'armonia delle sfere celesti introdotta da Pitagora e da Platone, nonché ad apparentamenti della Musica con l'astronomia. ( Disposizione delle stelle, transiti dei pianeti regolati da proporzioni e tensioni ritmiche)

Specificatamente, nella cultura indiana, ad ogni nota musicale viene fatto corrispondere un animale, per esempio nota Re=pavone, Mi= toro, Fa= capra, Sol = gru, La=uccello, Si=cavallo e Do= elefante, dove le note occidentali corrispondono alle sillabe usate in sanscrito.

Schneider ha voluto dimostrare nel suo saggio ,Pietre che cantano, come il tentativo di rappresentare il suono in forma plastica si può applicare anche alla scultura del medioevo europeo, in particolar modo ai capitelli dei chiostri catalani da lui analizzati. E' interessante rilevare che nei suoi studi M.S. dimostra che la struttura muraria, l'uso della luce e del colore, rispondono ad un disegno calcolato che non è il risultato di un progetto tecnico ma di una precisa concezione del rapporto Cielo-terra. La scultura diviene così depositaria di antiche sapienze.

Tratto da: "Pietre che cantano" di Marius Schneider Ed. SE

[...] il posto di volta in volta occupato da ogni singolo capitello nella successione delle colonne dei tre chiostri benedettini esaminati non è mai casuale, ma sempre determinato da un ritmo complessivo, musicale o ideologico. Né "fantasia sfrenata", né "libero arbitrio" disposero casualmente nello spazio teste e figure di santi, animali ed esseri fantastici, ornamentazione vegetale e scene mitologiche o bibliche, ma una severa e consapevole volontà ordinatrice suddivise ingegnosamente le superfici secondo un piano perfettamente congegnato.

[...] Che l'idea di riprodurre plasticamente fenomeni musicali esistesse anche nel medioevo europeo,è dimostrato dalla rappresentazione delle tonalità sui capitelli di Cluny. Qui tuttavia le figure umane ( i danzatori, gli strumentisti che servivano da simboli musicali) furono espressamente accompagnate da scritte che ne indicavano di volta in volta la tonalità. L. Schrade e K.Meyer, che analizzarono accuratamente questi capitelli giunsero alla conclusione che l'interpretazione di tratti essenziali delle otto rappresentazioni di tonalità superasse la simbologia dei numeri (L.Schrade) o fosse da ricercare nella parafrasi dei testi di antifone collegati alle teorie delle tonalità (K. Meyer). Tuttavia questi simboli sono già molto più complessi delle semplici rappresentazioni musicali.

I capitelli di Cluny non rappresentano note singole ma intere serie di note.

capitello Capitello del deambulatorio dell'Abbazia di Cluny. Secondo Schrade e Meyer, altri sette capitelli affini possono essere interpretati come parafrasi in pietra di testi di antifone collegati alla teoria della tonalità.

Vorrei qui fare una piccola disgressione che riguarda una mia recente visita alla Basilica di Sant'Andrea a Mantova, realizzata per ospitare le sacre reliquie del sangue di Gesù. L'architetto Leon Battista Alberti l'ha progettata nei minimi particolari affinchè il modello architettonico rispondesse a precise regole teologiche e simboliche. "Leone" studiava Architettura dei monumenti sacri presso il Vaticano,le scienze, la matematica, teologia... Ha rifiutato il simbolismo forte della croce, secondo lui troppo carico di dolore e di sofferenza per poter esprimere la Luce, ed ha scelto la gioia, rappresentata dall'arco di trionfo. La maestosa basilica si incastra perfettamente nell'angusta piazza seguendo uno straordinario gioco di proporzioni e una volta varcata la soglia non si può fare altro che percorrere idealmente la navata in un "crescendo rossiniano" di archi; un colpo d'occhio carico di un susseguirsi di archi ripetuti, incastrati gli uni dentro agli altri come in una scatola cinese, la forma ti cattura e ti spinge verso la meravigliosa cupola dove altro non puoi fare se non alzare gli occhi al Cielo , incontrando la Luce. E' un'esperienza mistica. Ecco cosa voleva l'Architetto! Così come avveniva anticamente anche Leone ha calcolato lo spessore dei vetri e la posizione, in modo che ad una certa ora e giorno,nella cupola, i raggi di luce convergono e piovono sulla cripta....

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