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Della natura del suono

tratto da: "Pietre che cantano" di Marius Schneider Ed. SE

La scienza delle arti figurative ha prestato sinora scarsa attenzione alla grande scoperta di E.Seler, seconda la quale le singolari figure di dèi delle antiche culture superiori sudamericane non sono affatto i prodotti di una fantasia sfrenata, ma il frutto di una composizione coerente di simboli sonori e di attributi mitologici. Questi idoli sono in realtà suoni rituali scolpiti nella pietra, dèi che , per colui che sa interpretarli, si trasformano in pietre sonore. Ma anche nelle antiche figure asiatiche superiori non mancano figure fantastiche con la bocca aperta, rappresentazioni di sacerdoti e di dèi che ballano e cantano in spoglie animali. Ciò che essi rappresentavano, noi lo possiamo conoscere solo approssimativamente; e ancor più difficiele è intuire ciò che la loro bocca un tempo diceva o cantava. Ma senza dubbio dicevano o cantavano ciò che facevano. Le statue erano mute, essendo fatte di materia inerte. Ma non dobbiamo mai dimenticare che sono copie di esseri viventi, la cui più alta e più intensa manifestazione si esprime nella lingua, nella danza e nel canto. Ci siamo ormai abituati ad un'arte che ignora il suono e spesso, ad esempio, alla vista di doccioni gotici non pensiamo affatto che essi in realtà sono vivificati soltanto dallo scrosciare della pioggia.

doccione Doccioni (bocche di scarico dell'acqua piovana) della cattedrale di Notre-Dame a Parigi sono scolpiti in fantasiose forme gotiche. Questi mostri di pietra risalgono a un periodo compreso tra il 1163, anno della fondazione della cattedrale, e la prima metà del XIII secolo.

Il grido rappresentato nei capitelli dai mostri fantastici e dalle teste di animali dalle fauci spalancate, dalla loro stessa policromia, trova oggi difficile accesso alla consapevolezza estetica dell'osservatore; ma gli artisti della Nuova Zelanda, che intagliano teste fantastiche così simili a quelle della scultura romanico-bizantina, definiscono chiaramente i nastri, le piante, le catene o le lunghe lingue sporgenti dalle bocche aperte quali simboli del grido o del linguaggio. Molte figure di dèi, di animali sacri, perfino interi atti cerimoniali, furono rappresentati plasticamente nell'antico Perùà sopra un recipiente a fischietto o sopra due vasi, collegati da un condotto, in cui era incorporato un meccanismo a struttura di flauto che sicuramente non traeva la sua sola origine da un'idea bizzarra, ma costituiva una componente essenziale dell'opera.

vaso Vaso biglobulare Cultura Inca. Periodo XII ? XIII secolo d.c. Materiale terracotta Dimensioni altezza cm. 19 x 18 Il vaso raffigura due patate con i relativi germogli; l?intero delle due sfere è cavo e collegato da un manico a staffa che, se viene immessa aria, produce un fischio.

Nelle antiche rappresentazioni delle azioni culturali non bisogna neppure lasciarsi ingannare dalla molteplicità di ornamenti, dalla quantità di attributi mistici, dall'abbigliamento singolare e dalla varietà degli strumenti rituali. Nel rituale, l'avvenimento centrale è acustico. Esso si svolge entro gli ampi limiti che sono attribuibili al suono -dal bisbiglio al linguaggio e al canto, fino al grido- e costituisce sempre l'autentico punto cruciale del sacrificio. La "parola" rende effettiva l'azione. Inoltre il suono costituisce l'unico legame esistente tra i vivi e i loro antenati defunti o i loro dèi. Fu già evidenziato in altra sede come nelle antiche cosmogonie questo collegamento sonoro corrispondesse al concetto di "espansione della parola" e avesse la sua radice in quella forza canora che, quale prima della manifestazione di un pensiero, creò il mondo: il suono della vibrazione primordiale sacrificò infatti se stesso per diffondersi progressivamente con un ritmo, in espansione spiraliforme, di vibrazioni sempre più alte e variate e per trasformarsi a poco a poco in pietra e in carne. Sia i miti della creazione dei popoli primitivi, sia le cosmogonie delle culture afroasiatiche superiori ricordano un suono cupo, sovraconcettuale, come madre del creatore del mondo. Questa "prima parola" è la prima manifestazione attiva, il primo desiderio che nasce dalla quiete perfetta e dall'unità dell'abisso primordiale. Ossia dalla bocca, che si apre come un uovo, della morte che canta. Il creatore stesso è la "seconda parola", definita come un tuono lampeggiante o astro canoro, sia aurora risuonante o canto luminoso.

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Curiosità e riflessioni a cura di Angela Panizzi

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